Citazioni olimpiche

"Come nelle Olimpiadi sono incoronati non i più belli e i più forti, ma quelli che partecipano alla gara (e tra di essi infatti vi sono i vincitori), così nella vita chi agisce giustamente diviene partecipe del bello e del buono."

ARISTOTELE

"I primati mondiali sono fatti per essere battuti, un oro olimpico resta per sempre."

USAIN BOLT

"L'Olimpiade vince con gli sport poveri, ma vince anche con i campioni del superprofessionismo. L'Olimpiade è una parentesi tra le contraddizioni dello sport, viaggia tra le angustie e gli splendori del mondo, non maschera nulla, non ci fa dimenticare tragedie e ingiustizie, difende faticosamente valori. Benedetto sia chi la concepì e chi la fece rinascere. Nulla di più bello ho visto sgorgare dalla fantasia dell'uomo."

CANDIDO CANNAVO'
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sabato 24 maggio 2014

Amarcord: Mondiali di volley 1990

GENERAZIONE DI FENOMENI - MONDIALI VOLLEY 90

Tra i pochi motivi per cui vale la pena pagare il canone Rai metto al primo posto senza alcun dubbio il programma "Sfide". Per chi non lo conoscesse, parla di sport, di storie di atleti che sono prima di tutto uomini e campioni nella vita. Spesso si concentra su specifici argomenti, ad esempio ultimamente stanno andando in onda le sfide mondiali, ovvero le rivalità calcistiche tra l'Italia e le più grandi nazioni, come Brasile o Germania. Prima delle Olimpiadi c'erano state le sfide olimpiche, che raccontavano le imprese dei più grandi campioni a cinque cerchi.

Insomma, per gli amanti di storie di sport "Sfide" è una manna dal cielo, una sorgente di acqua fresca e pulita in mezzo al deserto. Il programma è stato ideato da Simona Ercolani, giornalista che ammiro profondamente e che ho avuto la fortuna di ascoltare dal vivo in un incontro sulla violenza sulle donne e negli ultimi due anni viene presentato da un grande Alex Zanardi. 

Spulciando tra i link che ho messo tra i "Preferiti" negli ultimi anni ho ritrovato questa perla, in cui Andrea Zorzi e Andrea Lucchetta raccontano il Mondiale di volley del 1990, il primo vinto dalla futura GENERAZIONE DI FENOMENI. Ogni volta che rivedo questo video mi emoziono e mi commuovo, soprattutto per le parole finali di Lucky, velate da una dolce malinconia.




"E quindi è stato un qualcosa che poi alla fin fine però è sfociato in un momento di tristezza totale perché quando siamo arrivati comunque sul podio, quando abbiamo alzato la coppa al cielo e ho passato quella coppa, che rappresentava fondamentalmente il sogno di una vita, alla fin fine ho realizzato che questo sogno era finito. Quello per cui avevi cercato di lottare, di vincere..Avevi cercato comunque in ogni caso di sacrificarti per poterlo arrivare poi a raggiungere..... se n'era andato. E cosa ti rimaneva? La tristezza di quell'attimo fuggente. E per cui mi sono sentito svuotare completamente".


Andrea Lucchetta

mercoledì 22 gennaio 2014

Volley memories (parte 2): le trasferte

TRASFERTE

Credo sia in assoluto il particolare che mi manca di più della "vecchia" pallavolo. Ammetto che mi fa strano giudicare come vecchia una cosa che avveniva fino a due-tre anni fa, ma si sa, i tempi cambiano e con esso anche le abitudini.

La prima trasferta a cui presi parte insieme a mia sorella fu un Perugia-Lube del 9  Dicembre 2007. In realtà non la si può definire neanche tale, credo, era più simile a una scampagnata visto che in un paio d'ore di autobus si arrivava a destinazione.
Eravamo una cinquantina di persone e la maggior parte si conosceva tra loro, infatti all'inizio ci sentivamo un pò escluse. A quel tempo non si utilizzavano Facebook o Twitter e si scriveva nel forum presente sul sito della Lube. Ricordo che cercavamo di indovinare chi si nascondesse dietro un determinato nick e che tentavamo di cogliere più particolari possibili dalle conversazioni degli altri. Al solo pensiero mi viene da ridere!
Per quando eravamo tornate a casa avevamo stretto amicizia con diverse persone, tra le quali una coppia con la quale ancora oggi mi diverto a parlare anche per un'ora intera dopo ogni partita e che noi consideravamo i nostri "genitori adottivi delle trasferte".
Quell'esperienza fu così piacevole che da quel momento in poi abbiamo iniziato ad andare a più trasferte possibili: Modena, Roma, Perugia, Milano, Treviso, Frosinone...sono solo i primi nomi che mi vengono in mente. Ogni volta che la società organizzava una trasferta io, mia sorella e le nostre amiche partivamo. Eravamo sempre gli stessi all'incirca e ora facevamo anche noi parte di quel "gruppo" di fedelissimi che supportavano la squadra sempre e ovunque. 





La cosa più bella della trasferta era il viaggio in pullman, sia all'andata sia al ritorno. C'erano le lotte per decidere che film vedere, chi comprava i giornali e poi li faceva passare per leggere cosa dicevano i giornalisti della partita, chi giocava a carte, chi semplicemente discuteva del più e del meno, in questo modo ci si poteva conoscere anche meglio.
Era tutto così piacevole e divertente che arrivati a destinazione quasi ci dimenticavamo del motivo vero per cui avevamo fatto tutte quelle ore di viaggio! 
In partita si tifava tutti a squarciagola, senza distinzione di età. Non so perché, ma in trasferta le persone, compresa me, si trasformavano: era come se, essendo in pochi, dovevamo far sentire un appoggio centuplicato alla squadra.
Dopo la partita si ripartiva quasi subito, a volte si andava a salutare i giocatori o erano loro a venire a salutarci (adesso non potrebbero farlo perché altrimenti verrebbero presi d'assalto in mezzo a urla e gridolini vari). 
Il viaggio di ritorno era caratterizzato dai commenti sul match: ognuno si improvvisava allenatore/commentatore e nascevano discussioni, anche accese, ma sempre moderate, su vari aspetti. Come sempre c'erano i disturbatori, quelli che anche alle 3 di notte parlavano e ridevano a voce alta, e coloro che si lamentavano perché volevano dormire. 
Si tornava a casa stanchi, ma davvero felici e anche se la mattina dopo bisognava alzarsi presto per andare a scuola, a lavoro o a lezione lo si faceva col sorriso ripensando al giorno prima.



E' da tanto tempo che non partecipo ad una trasferta di campionato. L'ultima volta che sono partita con i pullman organizzati dalla società credo sia stata quella per Milano, la finale scudetto che ci ha regalato il secondo successo in campionato. 
L'ultima partita vista fuori casa risale, invece, all'anno scorso, a Perugia. Ci andai in macchina insieme a mia madre, un'amica di mia sorella e il suo fidanzato. Ci divertimmo tantissimo lungo il tragitto, la ricordo come una delle più belle trasferte mai fatte.
Arrivati al palazzetto prendemmo posto sotto la curva maceratese e guardando le facce rimasi pietrificata: non c'era una sola faccia conosciuta. Dov'erano finite tutte quelle persone con cui avevamo condiviso centinaia di km su e giù per l'Italia?? Semplice: con l'avvento delle cosiddette nuove "tifose" hanno preferito mutare le loro abitudini e godersi la famiglia a casa nei fine settimana. Non vale più la pena spendere tempo e soldi in qualcosa che è profondamente cambiato. E così ho fatto anche io insieme alle persone che conosco. 
Ci ritroviamo alle partite in casa, o ci mettiamo a parlare anche per ore dopo la fine dei match casalinghi, o ci incontriamo a cena. Ma è tutto diverso per quanto riguarda le trasferte, quell'atmosfera unica che si respirava non c'è più. E io pagherei oro per riviverla ancora una volta.



Alfy



venerdì 10 gennaio 2014

Volley memories (parte 1): atleti/tifosi

Dopo essere venuta a conoscenza della pagina Fb "Campagna pro giocatori vittime del Bimbominkismo nei palazzetti" ho deciso di dedicare dei post alle mie memorie targate volley e a questo argomento, ovvero le pseudo tifose di pallavolo e in particolare della mia squadra del cuore, la Lube Banca Marche Macerata, che seguo in pratica da quando sono nata.

Nonostante abiti a una quindicina di minuti dal palazzetto, per diversi motivi sono andata ad assistere per la prima volta ad una partita soltanto nella stagione 2006-2007. Ebbene sì, ho scelto un anno fantastico, ovvero l'unico (per ora) nella storia della società in cui non sono andati neanche ai play off.
Ricordo subito cosa mi colpì di quell'ambiente: l'atmosfera familiare, discreta e conviviale che si respirava al Fontescodella. C'erano famiglie intere, tantissimi bambini felici di poter vedere da vicino i loro idoli (anche io d'altronde avevo appena 12 anni), genitori, anziani.... Per me, che venivo dal mondo del calcio, fu una sorta di rivelazione e da quel momento in poi non mi sono più persa una partita.
Col tempo ho avuto la fortuna di conoscere tifosi di tutte le età con i quali mi sento tutt'ora e ho iniziato ad andare alle trasferte.
Appena la società organizzava un autobus per una meta non troppo lontana io, mia sorella e alcune sue amiche partivamo. Eravamo pochi, sempre gli stessi, ormai ci si conosceva tra di noi. Ogni trasferta era una festa e un concentrato di allegria e di tifo sereno.
Gli sfottò c'erano e ci sono tutt'ora, a volte si superano anche un pò i confini dell'educazione, ma niente a che vedere con la violenza negli stadi. La cosa bella era che durante il match magari si rivolgevano parole non troppo gentili alla curva avversaria per poi ritrovarsi in ogni caso a fine partita al bar del palazzetto a scherzare e a ridere come vecchi amici.

Un altro aspetto che mi preme sottolineare è che se volevi conoscere un giocatore, scambiarci due frasi, farti firmare un autografo o immortalarlo in una foto ricordo tutti si mostravano cordiali e disponibili. Nessuno mi ha mai negato tutto ciò e vi posso assicurare che per tre anni circa ad ogni partita mi facevo minimo 3-4 foto e un paio di autografi. Conservo tutto in un album a cui tengo molto.
Potrei anche regalarvi degli aneddoti curiosi e carini... 

Andrea Giani: alla prima esperienza da allenatore a Modena, dopo l'ennesima sconfitta. Scurissimo in volto, si vedeva che era proprio abbattuto. Ero indecisa se chiedergli una foto o no (sono estroversa, ma incredibilmente timida in questi casi, ho sempre paura di dar fastidio al giocatore/allenatore di turno), ma mi faccio coraggio. Appena ascolta la mia domanda si illumina in volto, mi sorride e risponde: "certamente" con un viso a dir poco gioioso.


Matey Kaziyski: 1 Novembre 2007, ancora ricordo la data per quanto tempo l'avevo attesa. Per la prima volta ho la possibilità di incontrare uno dei miei idolo più grandi, l'allora giovane giocatore bulgaro che tutti dicevano sarebbe diventato una stella del volley mondiale. A fine partita corro da lui, solite frasi di circostanza, sorrisi, abbracci etc... Prima di andarmene gli dico "Grazie" e lui prontamente "Grazie a te". Da lì inizia una "disputa" su chi dovesse ringraziare di più l'altro!!! Siamo stati per cinque minuti a discutere se dovessi essere più grata io per la foto o lui per avergliela chiesta (non era conosciuto da molti, se lo filavano in pochi ancora). E' stata una scena davvero simpatica ed esilarante e da quel momento ogni volta che qualcuno cita Kaziyski non posso non ricordare questo episodio.

Credits: Lorenza Morbidoni

Jan Willem Snippe: un signore che lavorava con la società mi aveva aiutato ad ottenere gratuitamente la maglia del giocatore preferito di mia sorella per il suo compleanno. Volevo cercare di raccattare più autografi possibili e lo chiesi anche a Snippe. "Scusami, non posso ora, vado di corsa, ma se mi aspetti ti prometto che tra 10 minuti massimo sarò di nuovo qui per firmarti la maglia". Non sapevo se crederci e dunque attendere o meno, ma alla fine decisi di fidarmi. Ebbene, dopo neanche 10 minuti uscì dallo spogliatoio con i capelli ancora tutti bagnati e tutto trafelato. Venne da me e fece: "Ho cercato di fare il più presto possibile, avevo paura fossi andata via" e tutto sorridente scrive una dedica per mia sorella.


A presto con una nuova "puntata"!

Alfy (nostalgica)