Citazioni olimpiche

"Come nelle Olimpiadi sono incoronati non i più belli e i più forti, ma quelli che partecipano alla gara (e tra di essi infatti vi sono i vincitori), così nella vita chi agisce giustamente diviene partecipe del bello e del buono."

ARISTOTELE

"I primati mondiali sono fatti per essere battuti, un oro olimpico resta per sempre."

USAIN BOLT

"L'Olimpiade vince con gli sport poveri, ma vince anche con i campioni del superprofessionismo. L'Olimpiade è una parentesi tra le contraddizioni dello sport, viaggia tra le angustie e gli splendori del mondo, non maschera nulla, non ci fa dimenticare tragedie e ingiustizie, difende faticosamente valori. Benedetto sia chi la concepì e chi la fece rinascere. Nulla di più bello ho visto sgorgare dalla fantasia dell'uomo."

CANDIDO CANNAVO'
Visualizzazione post con etichetta articolo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta articolo. Mostra tutti i post

giovedì 22 maggio 2014

Bonitta e la sua nazionale

Dopo aver parlato delle convocazioni di Marco Bonitta (http://london2012giochiolimpici.blogspot.it/2014/05/le-22-atlete-di-bonitta-per-grand-prix.html) vi propongo un articolo del 19 Maggio in cui il neo ct azzurro parla senza peli sulla lingua delle ragazze che ha scelto.

In particolare si è concentrato su Caterina Bosetti, da molti considerata come la futura stella del volley femminile italiano. Bonitta ha dichiarato di averla vista giocare molto male nell'ultima parte della stagione col Molico Osasco e che deve lavorare molto e con grande umiltà per poter aspirare ad un ruolo da titolare.
Uno sprono anche per Valentina Diouf, che si giocherà il posto con Nadia Centoni: l'allenatore afferma che deve fare un ulteriore salto di qualità per rientrare nel sestetto iniziale.
Poi anche un apprezzamento a livello di atteggiamento per Chirichella e uno per Bonifacio, che "rientra nel gruppo delle quattro centrali".
Immancabile anche un commento su Aguero: Bonitta sa che è ancora molto lontana rispetto alla sua forma fisica ottimale, ma è fiducioso e la esalta per il suo coraggio.


domenica 13 ottobre 2013

Luca Vettori visto dagli altri

Eccomi ancora qui a parlare del nuovo fenomeno del volley italiano, Luca Vettori.

Credo che uno dei modi migliori per conoscere una persona sia chiedere a familiari, amici, colleghi di descriverla, ed è per questo che vi propongo un articolo preso da La Gazzetta di Parma (città natale dell'opposto piacentino) in cui Luca viene mostrato attraverso i giudizi e le opinioni di alcuni compagni di Nazionale.

C'è Giani che lo descrive "molto timido, silenzioso, riflessivo", mentre Travica lo definisce un ragazzo "riservato, educato e perbene". Birarelli pone l'accento sul dualismo persona/giocatore. L'altro esordiente, Beretta, dice che Vettori è uno che "fa gruppo, ci si sta bene insieme". Simone Parodi lo elogia affermando che è "un ragazzo d’oro, veramente: ama la cultura, il sapere, si informa, è un ragazzo intelligente come pochi, nel gruppo. Sono felice per il suo successo".
Infine Totò Rossini racconta un aneddoto di qualche anno fa divertente e curioso. 

Photo: Maria Giulia Tolotti

Per leggere l'articolo completo cliccate qui:


giovedì 16 agosto 2012

Il "problema" delle giurie: come si può fare per migliorare lo sport?

Durante le Olimpiadi si è parlato a lungo delle giurie che, in sport come ginnastica, tuffi o pugilato, risultano decisive nel risultato finale, soprattutto perchè in molti casi hanno precluso ad atleti italiani la possibilità di guadagnare una medaglia. Il dibattito continua tutt'ora e sicuramente non si spegnerà mai. Intanto io vi propongo un articolo in cui si parla proprio di questo argomento prendendo come esempi quelli della Cagnotto, della Ferrari e di Cammarelle, ma anche della Forciniti e di Molfetta che, al contrario, sono stati "premiati" dai giudici.



Da segnalare l'ultima parte:

"In conclusione, situazioni del genere (in alcuni casi erano prevedibili e, dunque, evitabili) dovrebbero contribuire a far riflettere e, possibilmente, a migliorare i singoli regolamenti. Il principio base dovrebbe essere, a mio avviso, quello di favorire il pari-merito in discipline in cui il giudizio si riferisce a un gesto atletico singolo (tuffi, dressage, ginnastica, sincro) e di non escluderlo del tutto (in un tabellone di tipo tennistico come quelli di judo, boxe, taekwondo, uno dei due contendenti deve per forza di cose avanzare a discapito dell’altro) ma cercare di evitarlo e renderlo marginale con regolamenti specifici che vadano a premiare merito o numero di colpi portati, aiutandosi con le tecnologie attualmente a disposizione. Insomma salomonici sì, ma che questo non sia un pretesto per non prendere una decisione o non premiare il più meritevole."

giovedì 9 agosto 2012

Due vecchi pareri sulla nazionale di volley femminile

Pubblico due pareri riguardo la nazionale di pallavolo femminile, ma che non sono stati scritti dopo la sconfitta di ieri sera, bensì diverso tempo fa.

Il primo, è stato scritto da una mia cara amica, in arte "la Vip", in seguito all'Europeo dello scorso anno in cui le nostre azzurre finirono fuori dal podio, ma queste parole vanno bene anche per questa occasione:








Il secondo l'ho scritto io subito dopo la sconfitta nei quarti contro gli USA a Pechino. L'ho ritrovato oggi per caso e lo voglio condividere con voi:



19 Agosto 2008

In questo momento i pensieri corrono veloci nella mente e i ricordi tornano indietro e ci riportano a quelle vittorie ottenute in modo clamoroso.
Europei, World Cup, Brasile, Serbia, Cuba, Piccinini, Del Core, non importava CONTRO CHI giocavano, non contava CHI giocava, non contava IN QUALE MANIFESTAZIONE. Le nostre azzurre asfaltavano qualunque avversario si presentasse davanti quasi umiliandolo.

Vederle giocare era uno spettacolo, noi tifosi eravamo ORGOGLIOSI di supportare queste ragazze che ci facevano sognare. Ma questo succedeva a settembre, a novembre. Ora siamo ad Agosto e, si sa, la storia cambia velocemente e lo sport muta continuamente.
Le Olimpiadi erano all'orizzonte e tutti credevano nel gruppo, nella forza di quella squadra che aveva raggiunto livelli straordinari.






Poi, la prima tegola: ANTONELLA DEL CORE, la schiacciatrice titolare insieme alla Picci, diventata uno dei punti cardine dell'Italia, non è stata giudicata idonea dai medici, a quanto pare per un problema cardiaco. E'come un fulmine a ciel sereno: per lei soprattutto, che si era guadagnata quel posto meritatamente, migliorando giorno dopo giorno; per la squadra, che perdeva un punto di riferimento essenziale e per noi tifosi, che incominciavamo a vedere sempre più lontano quel cerchio di metallo che mai ci era sembrato così vicino.

Però si diceva: le ragazze devono dimostrare di essere una VERA SQUADRA, che quando viene colpita da questi problemi li affronta con orgoglio e ne esce ancora più forte di prima.

Si gioca la final six del Grand Prix, formazione rivoluzionata in ogni partita. L'Italia non gioca bene, non vince e non convince.
Vabbè, ma i Giochi sono lontani, si pensava.....
E invece no. Invece di arrivare belle notizie ne arriva un'altra che spiazza tutti: la mamma di Tay Aguero è gravemente malata, lei non ci pensa due volte e corre a raggiungerla. Non sa che quando una persona ha un cuore di pietra niente e nessuno potrà scalfirlo.....
Le ragazze stavolta devono veramente dimostrare di avere le palle, scusate la parola. Devono far capire che quelle vittorie non sono venute fuori a caso. Devono dimostrare che dietro al viso da pin-up si nascondono delle donne che possono portare in alto il nome del proprio Paese.


Si inizia con un 3-1 alla Russia. "Cavoli, con le campionesse del mondo!" si potrebbe pensare, ma c'è da evidenziare che l'Italia non ha giocato perfettamente e molte volte è stata favorita da errori clamorosi delle avversarie.
In seguito arrivano Kazakistan e Algeria e sono due 3-0 consecutivi, ma non c'è da impressionarsi perchè si sapeva che erano due formazioni che non avrebbero destato alcuna preoccupazione.
Incominciano le partite toste: prima si affronta la Serbia, si gioca bene e si vince altrettanto bene. La semifinale sembrava alla nostra portata. Poi arrivano le brasiliane che ci guastano la festa e ci fanno aprire gli occhi: 3-0 netto, senza possibilità di reclami. Qualche dubbio sale.....

L'unica cosa da fare è solo questa: analizzare la sconfitta per vedere dove si è sbagliato, rialzare la testa e dare tutto per cercare di battere il Brasile. L'unico modo per rincontrarle è andare in finale.

Nei quarti ci capitano gli USA, partita sulla carta non molto difficile.
Le nostre iniziano bene, conquistano il primo set, poi nel secondo sembrano smarrirsi. Nel terzo parziale tornano a giocare bene, senza imperfezioni, la Picci e la Tay sono in grande spolvero. La sfida con Cuba sembra avvicinarsi sempre di più.


Ma improvvisamente le cose cambiano: le ragazze sembrano perdersi, a loro non riesce più nulla mentre le statunitensi incominciano ad attaccare, difendere, murare con una continuità impressionante. Ad inizio set la Berg con le sue battute guadagna un vantaggio di 8-0. Ormai quel parziale è andato, ma invece di concentrarsi sul tie-break le nostre azzurre non riescono a giocare in quel modo che solo loro sanno fare.
Finisce così l'avventura delle azzurre. Finisce con una sconfitta per 3-2 quando avevano in pugno la partita. Finisce con tanta rabbia e amarezza nel cuore. Finisce tra le lacrime.

Finisce......e non c'è da aggiungere altro.

Hanno deluso le aspettative, forse un pò troppo pesanti, ci hanno deluso per COME hanno perso questa partita. Ma alla fine dovremo solo dire GRAZIE a queste ragazze, perchè se un anno fa qualcuno mi avrebbe detto che questo gruppo sarebbe riuscito a conquistare Europei e Coppa del Mondo con quella facilità.....beh, forse l'avrei rinchiuso in un manicomio.

GRAZIE COMUNQUE RAGAZZE, perchè ci avete regalato grandi emozioni che difficilmente scorderemo e quei pianti a fine partita ci hanno trafitto il cuore.
So che per molte di voi questa è stata l'ultima Olimpiade, ma non preoccupatevi: in un modo o nell'altro, se ve lo meritate veramente, la vita vi darà un'altra possibilità.

FORZA AZZURRE. NOI CREDIAMO IN VOI.
SEMPRE E COMUNQUE.

Valeria




Foto: FIVB

giovedì 26 luglio 2012

E se Phelps fosse un cavallo?

Appena ho letto il titolo dell'articolo scritto da Leo Turrini, giornalista che apprezzo particolarmente, non ho potuto fare a meno di andare a leggerlo.
Phelps è stato definito in tantissimi modi, gli hanno affibbiato decine di soprannomi, ma mai avevo letto di una connessione con un CAVALLO (???)!!!!! 

Una foto che ho scattato 4 anni fa a Pechino
Anyway... se anche voi siete curiosi e volete scoprire il perchè di questa definizione, ecco l' articolo:




martedì 24 luglio 2012

Michael Phelps - L'alieno della porta accanto



Beppe Di Corrado da ilgiornale.it - 18 Agosto 2008




"Tuffati che non si vedono più le orecchie: in acqua si confonde tutto, si scivola, si spinge, si respira, si riempie la vita. Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto: Michael conta le medaglie come i passi della danza, come il ritmo dell'esistenza. Non serve una melodia, ma le battute che cadenzano le bracciate. L'iPod prima di lanciarsi in piscina sta lì per quello: Phelps si concentra pensando alla musica che ha appena sentito, al ritmo che gli è appena suonato dentro. Ricorda Rain Man, ti riporta al pianista di Shine, fa pensare a Will Hunting. Il mondo dei geni ribelli o autistici.

Michael sta in mezzo, né uno, né l'altro solo per una bracciata. Phelps è un mostro, un superuomo, un fenomeno. Però è un normale diverso: lo è stato da bambino, lo è adesso, lo sarà domani. L'acqua gli ha dato una vita che l'aria non gli avrebbe garantito. Respira, spinge e conta. La piscina cambia tutto: «Tuffati e non si vedranno più le orecchie» è il consiglio che gli diede il primo allenatore. Perché Michael era un bimbo complessato dalle parabole che gli fanno da contorno al viso.
A scuola lo prendevano in giro e lui reagiva solo in due modi: menando o piangendo. In acqua non si vedono davvero, non servono, ma non danno neanche fastidio. Fuori tornano evidenti e ingombranti, stonate. Allora Phelps a bordo vasca è un'altra persona, torna il bambino impacciato che era, quello incapace di fare qualunque altro sport: provò col baseball prima e col football poi, fu una delusione, una schifezza, un fiasco. «Io so solo nuotare», disse prima di Atene 2004. Lo fa come nessun altro nella storia, poi esce dalla piscina e si svuota. Dopo l'Olimpiade greca si andò a schiantare con la sua auto da ubriaco. Perché fuori non va, fuori non funziona. La vita è a metà: nuota ogni giorno dell'anno, compresi Natale, Capodanno, Ringraziamento, Indipendenza, Labour day. Dice che così ha 52 giorni di allenamento più degli altri: è la giustificazione per l'anomalia di un'esistenza che da asciutto gli deve sembrare troppo difficile. «La mia giornata? Mangiare, nuotare, mangiare, dormire, mangiare, nuotare, mangiare, dormire».




Michael+Phelps in Swimming Previews - 13th FINA World Championships


Solo, Michael. Perché a 23 anni gira il mondo con la madre che lo segue passo dopo passo, medaglia dopo medaglia, milione dopo milione. Perché non ha amici e dice di non averne mai avuti. Perché non ha un padre che lo guarda, lo aiuta, lo difende. Il suo se ne è andato quando aveva 11 anni, quando quegli infami dei compagni lo tormentavano per le orecchie a sventola e lui non aveva un uomo che gli raccontasse come un ragazzino impara a diventare adulto. Allora lacrime o botte, poi giù una dose di Ritalin, il farmaco che gli aveva dato il medico per curare quella strana malattia: Attention-Deficit Hyperactivity Disorder. È l'iperattività, è il disturbo dei bimbi che non sanno stare fermi, che non riescono a rilassarsi, che hanno difficoltà a dormire. Michael menava i bambini e litigava anche con le maestre. È stato il divorzio dei genitori, è stato crescere senza un punto di riferimento maschile.


L'acqua l'ha calmato, dice la madre Debbie che lo portò nella stessa piscina dove nuotava Hilary, una delle due sorelle di Phelps. Dorso, prima. Dorso perché Michael non riusciva a tenere il volto sott'acqua. Poi stile, rana, farfalla, tutto. Coperto d'acqua e dalle parole di Bob Bowman, il suo allenatore storico che oggi è l'unico uomo di questa storia di un'America di provincia e contemporanea: due genitori giovani negli anni Settanta, universitari e poi lavoratori della classe media, insegnante lei, poliziotto a cavallo lui, tre figli arrivati senza tanti pensieri, l'equilibrio rotto, le botte di lui, lei dall'avvocato, il divorzio. 
Bye bye famiglia, bye bye serenità. Una casetta squallida in un sobborgo di Baltimora, una madre e due sorelle. La solitudine. Bob è l'amico, il fratello, il padre. Non è un caso che sia laureato anche in psicologia. Michael preferisce parlarne solo come un socio in affari: lo ascolta e insieme macinano milioni con gli sponsor, i dvd e i premi. Incassa Phelps e Bowman prende una percentuale. Lui continua a parlare mentre Michael nuota.
L'acqua non fa vedere le orecchie e l'acqua copre tutto. Il silenzio aiuta a contare e a tenere il ritmo. Gli altri amici? Non ci sono ancora anche se il suo sito internet è pieno di messaggi e di affetto. Meglio i videogame, meglio il poker online. Meglio Eminem che canta dentro le cuffie dell'iPod: «Fino a quando non crollerò/non mi arrenderò». È il mantra tecnologico di Michael. Un, due, tre, quattro-cinque, sei, sette, otto. È il suo ritmo, la sua danza anfibia. È la musica che suona in quattro quarti mentre spinge le mani, agita i piedi e respira. A Phelps non serve altro."










Foto: Al Bello/Getty Images Europe

giovedì 19 luglio 2012

(-8) Francesca Piccinini

Ho l'abitudine di inserire immediatamente tra i Preferiti tutti gli articoli che leggo su Internet e mi colpiscono. Oggi, mentre navigavo in rete, ho ritrovato per caso questo articolo nella mia lista e, nonostante risalga a tre anni fa, non posso non condividerlo con voi perchè:

1) è bellissimo

2) parla di una della atlete italiane più grandi di sempre, uno dei miei idoli, una pallavolista unica e una donna fantastica.



FRANCESCA PICCININI

E' difficile scrivere qualcosa su di lei perchè si corre sempre il rischio di sminuire il suo reale valore. Per la pallavolo la Piccinini è come Phelps per il nuoto o Bolt per l'atletica. E' un esempio da seguire, un mito intramontabile, una ragazza diventata protagonista delle copertine dei giornali rosa, ma che paradossalmente è estremamente riservata. Si concede a poche persone: è una melagrana, come si definisce lei stessa. 
I più, soprattutto i maschietti, appena sentono il suo nome lo associano al calendario per Men's Health del 2004, che mostra Francesca in 12 scatti sexy e provocanti. Le donne forse la conoscono per le copertine che le hanno dedicato in passato, frutto del legame con Dj Ringo e il probabile flirt con Omar Pedrini


Ma la maggior parte dimentica che la Picci nazionale è innanzitutto un'atleta unica. E' inutile, nonostante abbia 33 anni e 19 campionati italiani disputati alle spalle come lei non se ne trovano. 
Ha vinto qualsiasi competizione (le manca solo una medaglia olimpica, ma sono scaramantica e non dico nulla a riguardo), ma questo non vuol dire che la sua carriera è stata tutta in discesa: ha dovuto affrontare diversi momenti difficili, come l'esclusione agli Europei del 2005 o il più recente problema alla tiroide che l'ha costretta a rifiutare la convocazione per la World Cup 2011. Francy, però, non si è scoraggiata: ha sofferto, è caduta, ma si è rialzata, ha combattuto per tornare più forte e grintosa di prima. E' una fenice, che risorge dalle sue stesse ceneri. E' una sorta di Cenerentola moderna, ma più bella, più alta (i suoi 185 cm non passano di certo inosservati) e soprattutto più vera, genuina, perchè è la protagonista di una favola reale, quella che lei ha scritto e continua a scrivere sui campi di pallavolo di tutto il mondo.



Non so se Barbolini deciderà di inserirla tra le titolari a Londra, ma se fosse per me non avrei dubbi. Ad ogni modo spero che la Nazionale riesca a raggiungere la tanto agognata medaglia olimpica, perchè tutte le ragazze se la meritano e soprattutto per alcune di loro sarebbe la giusta ricompensa di una vita spesa interamente per questo magnifico sport: Francy, ma anche Leo, Simo, Anto, Jenny, Pally.....

Ecco, rileggendo questo post ho capito qual è l'aggettivo con cui poter riassumere perfettamente il personaggio di Francesca Piccinini.....




UNICA. Fidatevi di me: come lei non ce ne sono e non ce ne saranno MAI.

E ora... buona lettura!